Alto Adige, Schützen coprono scritte in tedesco su seicento cartelli in segno di protesta


Gli Schützen altoatesini hanno coperto il nome tedesco su seicento cartelli stradali con la scritta “Dna-Seit 97J, Deutch nicht amtlich”. Che, tradotto, significa: “Il nome tedesco non è ufficiale da 97 anni”. Una provocazione degli eredi delle milizie popolari dell’eroe nazionale tirolese Andreas Hofer – oggi legalmente riconosciuti come associazione culturale benché abbiano un’organizzazione paramilitare –  per ritornare sulla annosa questione della toponomastica in Alto Adige. Nella Provincia autonoma il bilinguismo è tutelato dalla legge perché esistono due comunità linguistiche diverse: quella tedesca (quasi tre quarti della popolazione) e quella italiana (poco meno di un quarto). Ma, benché la toponomastica sia ovunque in doppia lingua, non c’è ancora una legge che ufficializzi i nomi in tedesco.
 
Per capire di più facciamo un passo indietro. Dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia alla fine della Prima Guerra mondiale, il fascismo abolì la toponomastica in lingua tedesca. Dopo la seconda guerra mondiale, la toponomastica tedesca venne ripristinata, ma senza una legge che la riconoscesse ufficialmente. Perché non c’è ancora una legge? Perché il partito di governo locale, la Südtiroler Volkspartei, che rappresenta gli interessi del gruppo linguistico tedesco, ha approvato nel 2012 una norma che ufficializzava i nomi in tedesco, facendo però decadere quelli in italiano. Con il rischio che toponimi famosi, come ad esempio la “Vetta d’Italia”, sparissero dai libri di geografia. La legge è stata impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale e, alla fine di un lungo tira e molla, è stata abrogata il 13 aprile di quest’anno.
 
La protesta degli Schützen, secondo quanto spiega Sudtirol news, avviene nel giorno del compleanno di Ettore Tolomei, autore del prontuario dei toponomi altoatesini e considerato tra i più significativi esponenti dell’irredentismo italiano, nato il 16 agosto 1865 e scomparso nel maggio 1952.
 
“Siamo su un’altalena, che è in movimento, ma non fa passi avanti”, afferma in una nota il nuovo comandante degli Schützenaltoatesini (che come si accennava sono organizzati in battaglioni e reggimenti) Jürgen Wirth Anderlan. “In questa ferita aperta della nostra storia – prosegue – le associazioni turistiche e le aziende gettano sale utilizzando l’opera di Tolomei e le sue invenzioni pseudo italiane”.
 
“Si tratta di una provocazione gravissima – commenta invece a Repubblica.it Alessandro Urzì, consigliere provinciale e regionale di Alto Adige nel cuore-Fdi  – gli Schützen vogliono far passare al pubblico nazionale l’idea che la comunità tedesca sia la povera vittima che non ha la sua toponomastica ufficiale e puntano l’indice contro gli italiani in Alto Adige, che invece hanno tutto il diritto di usare la propria lingua a casa loro. Noi siamo per la piena attuazione del bilinguismo, senza favorire né una parte né l’altra”.
 

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Carlo Verdelli
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