Casa Di Maio a Pomigliano d’Arco, la storia del condono


POMIGLIANO D’ARCO – Sanatorie edilizie, il tallone d’Achille dei pentastellati. Il leader del M5S e vicepremier Luigi Di Maio continua a non pronunciare la parola ‘abusi’ né il termine ‘condono’ quando parla delle norme salva-abusi per Ischia dal governo infilate nel decreto Genova. Eppure inciampa in un contrappasso quasi plastico. La casa dove risiede a Pomigliano d’Arco – hinterland ad altissima densità di costruzioni fuorilegge e ancora da abbattere – è stata oggetto di condono per opere abusive realizzate in anni diversi. E “perdonate” su istanza di suo padre, il geometra Antonio Di Maio, imprenditore edile, grazie ai condoni dell’85 (legge numero 47) e del 1994 (legge numero 724).

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LA CASA

Tre piani, oggi. Con studiolo panoramico in cima, e poi distinti appartamenti con nuove cubature (camere da letto, tinello, bagni) e balconi e terrazzi che non esistevano. Sono, in tutto, 150 metri quadri fuorilegge. Pratica numero 1840, richiesta depositata nel 1986. Gli ampliamenti risalgono a due distinti decenni. 
 

LA VERSIONE DI DI MAIO

Di Maio si è così giustificato con il Movimento, in una diretta Fb: “Ho detto a mio padre: cosa hai combinato. E lui mi ha detto che nel 2006 ci è arrivata la risposta a una domanda fatta nel 1985 su una casa costruita nel 1966. La casa era stata costruita da mio nonno in base al Regio Decreto del ’42”. Ma non è così.

I DATI 

Oggi questa palazzina è un immobile ben diverso da quello in cui, a quanto pare, è vissuto il nonno del vicepremier. Non solo. Se Di Maio legge le carte nel suo Comune scopre che non il nonno, ma il padre ha depositato e sollecitato il condono. Più volte. E che gli abusi si riferiscono ad anni successivi. Anche nel decennio che arriva agli anni Ottanta.
 

ESPERTO DI CONDONI

Dunque il vicepremier spiega, ma non può smentire il dato: nella sua casa di famiglia, ci sono 150 metri quadri di abusi edilizi perdonati con condoni di Stato e regolarmente pagati (appena 2mila euro) solo dal padre di Di Maio. Che, peraltro, a Pomigliano d’Arco, è considerato un esperto di condoni e di pratiche: tanto da essere stato retribuito dal Comune , in quota Msi, nei pieni anni Novanta del boom di domande, come stimato tecnico. Era stato incaricato dall’allora sindaco come membro sia nella commissione edilizia, sia nella commissione condoni.

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LA DEFINIZIONE

L’11 ottobre 2006, quando il giovane Di Maio ha vent’anni, al Comune di Pomigliano d’Arco la pratica si chiude, l’amministrazione rilascia la concessione in sanatoria: papà Antonio ha pagato anche quel ‘saldo’ che aveva dimenticato perché alcuni metri quadri, per banale dimenticanza evidentemente, non erano stati conteggiati. A firmare l’atto è l’architetto Lucia Casalvieri, un’ex collega di Di Maio senior nelle commissioni in cui si occupavano dei condoni degli altri. E, nel frattempo diventata responsabile del servizio Condono del Comune.

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Mario Calabresi
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