Catalogna, chiuso il processo ai leader indipendentisti. L’accusa chiede condanne fino a 25 anni


Quattro mesi, 52 udienze e più di cinquecento testimoni: con la formula di rito “visto para sentencia” (pronto per la sentenza) pronunciata dal controverso presidente Manuel Marchena, si è concluso davanti al Tribunale Supremo spagnolo il processo a dodici leader indipendentisti catalani, 9 dei quali in carcere, alcuni da oltre un anno e mezzo. Il verdetto verrà pronunciato solo in autunno, probabilmente in ottobre, ma nell’ultima sessione della fase dibattimentale i pubblici ministeri hanno confermato le pesantissime accuse che prevedono pene fino ai 25 anni di reclusione.

La più grave è quella di “ribellione”, che secondo il codice dovrebbe essere una sollevazione violenta per sovvertire l’ordine costituzionale. A giudizio della procura, l’organizzazione del referendum secessionista del 1° ottobre 2017 (dichiarato illegale dalla Corte costituzionale) e, il giorno 27 dello stesso mese, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza approvata dal Parlamento catalano, sarebbero state un tentativo di colpo di Stato, un attentato contro l’unità nazionale della Spagna.

Molti giuristi ritengono assolutamente sproporzionata l’accusa di ribellione, anche perché nel corso del processo non sono state portate prove del fatto che ci sia stata violenza (se non quella esercitata dalla polizia contro elettori inermi nella giornata referendaria del 1° ottobre, per la quale sono in corso in altri tribunali procedimenti contro diversi agenti e ufficiali di polizia).

Alcuni degli imputati sono stati nel frattempo eletti deputati alle legislative del 26 aprile scorso. Ma dopo aver preso possesso del loro seggio alle Cortes sono stati successivamente sospesi. Ora si ripropone lo stesso problema in vista della seduta inaugurale del Parlamento europeo, in programma il 2 luglio a Strasburgo. Oriol Junqueras, il leader di Esquerra republicana per il quale il pm chiede la pena più alta – 25 anni di carcere – è stato eletto eurodeputato ma non sa ancora se potrà effettivamente occupare il seggio: è possibile che venga autorizzato a ritirare le credenziali, ma poi nuovamente sospeso, in attesa che in autunno arrivi la sentenza.

E’ stato proprio Junqueras il primo degli imputati a rivolgersi al tribunale per le considerazioni finali, ricordando che un conflitto politico come quello in corso da anni in Catalogna non sarebbe mai dovuto arrivare davanti alla giustizia: “La cosa migliore per tutti sarebbe restituire la questione alla politica, al dialogo e all’accordo”. Raül Romeva, ex “ministro” degli Esteri del governo catalano, ha assicurato che, “qualunque cosa succeda, continueremo a tendere la mano”, mentre Jordi Sànchez, all’epoca presidente dell’Assemblea Nacional Catalana, la più importante organizzazione civica dell’indipendentismo, ha difeso il carattere pacifico della giornata referendaria: “Fu un atto di protesta e di disobbedienza, non fu una giornata di violenza”. In serata centinaia di manifestanti sono scesi in piazza a Barcellona per chiedere l’assoluzione dei politici imputati.


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