“Con queste reti salveremo migliaia di tartarughe in Italia”


ROMA – Le foto delle tartarughe che muoiono impigliate nelle reti da pesca commuovono chi le guarda, ma finora non hanno smosso i legislatori. Adesso qualcosa potrebbe cambiare. Il progetto TartaLife – finanziato dalla Commissione europea e promosso dalle 15 Regioni italiane che si affacciano sul mare – ha dimostrato che si può salvare buona parte delle 50 mila tartarughe che vengono catturate accidentalmente ogni anno in Italia.

"Con queste reti salveremo migliaia di tartarughe in Italia"

In cinque anni di sperimentazione sono state create 18 strutture di primo soccorso e di osservazione. Ed è stata misurata l’efficacia delle alternative proposte che, solo attraverso gli esperimenti pilota, sono riuscite a salvare 1.500 tartarughe. La migliore, che secondo i dati raccolti garantisce un successo nel 100% dei casi, è il Ted (Turtle Exculder Device: “meccanismo di esclusione della tartaruga”). Si tratta di una sorta di griglia che si applica alla rete e impedisce alle tartarughe di finire intrappolate, senza modificare l’efficacia della pesca.

Poi ci sono i dissuasori luminosi, led che vengono applicati alle reti da posta: nelle marinerie in cui sono stati utilizzati non si sono registrate catture accidentali. Infine un’altra possibilità per diminuire i danni è l’uso di ami circolari che riduce di circa il 70% le catture accidentali delle tartarughe e abbatte la mortalità del rimanente 30% (l’amo rimane impigliato solo superficialmente e può essere facilmente rimosso).

"Con queste reti salveremo migliaia di tartarughe in Italia"

“La collaborazione convinta dei pescatori professionisti che hanno adottato le procedure suggerite da TartaLife è stata fondamentale”, spiega Alessandro Lucchetti del Cnr-Irbim. “E ora questa esperienza può essere allargata riducendo fortemente la mortalità delle tartarughe, particolarmente alta soprattutto quando vengono usati palangari e reti da posta”.

"Con queste reti salveremo migliaia di tartarughe in Italia"

In questo modo si dovrebbe frenare il declino di una specie simbolo dei nostri mari. All’impatto della pesca si sommano infatti altri fattori: il muro di cemento che si allunga sulle coste e sulle spiagge; gli ombrelloni che possono danneggiare il nido e abbassarne la temperatura; i mezzi meccanici che possono compattare la sabbia rendendo difficile ai piccoli uscire in superficie; le luci che alterano il senso di orientamento dei piccoli e possono spingerli a muoversi verso l’interno invece che verso il mare.

"Con queste reti salveremo migliaia di tartarughe in Italia"

“Il messaggio complessivo che ci arriva da Tartalife”, sintetizza Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “è che alla salvaguardia delle tartarughe marine possono contribuire tutti: dai pescatori che possono utilizzare strumenti meno impattanti e favorire il recupero di animali in difficoltà, ai turisti che devono rispettare le aree di nidificazione e l’ambiente marino; dagli imprenditori del settore turistico che possono promuovere un turismo più attento alle istituzioni che devono garantire adeguate misure di salvaguardia”.
 


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