Gab, torna online il social dell’alt-right


IL SOCIAL dell’alt right, divenuto negli ultimi due anni rifugio delle peggiori nefandezze digitali (e no) di suprematisti bianchi, razzisti e xenofobi – oltre che, nel dettaglio, di Robert Bowers, autore della strage alla sinagoga di Pittsburgh in cui sono morte 11 persone – è tornato online. A poche ore dalle elezioni statunitensi di “Midterm”, e dopo appena una settimana di blocco, Gab ricomincia. Con un nuovo dominio.
 
Come noto, molte piattaforme collegate – dai servizi di pagamento PayPal e Stripe a quello di hosting GoDaddy fino ai blog di Medium – avevano sospeso o bloccato ogni collaborazione e accordo col social network Gab. La piattaforma è quindi tornata online affidandosi a un altro servizio di hosting, Epik di Seattle. Fra i metodi di pagamento figurano ancora Stripe e PayPal, anche se su quell’aspetto non c’è ancora chiarezza. E anche il tono delle deliranti “discussioni” sembrerebbe tornato peggio di prima: gli ebrei sarebbero stati presi di mira per aver provocato la chiusura del sito dopo la carneficina.
 
Il sito, che si definisce “free speech social network”, dà comunque numerosi segnali di errore. Navigarlo, al momento, non è semplice. Gli utenti all’attivo sono comunque davvero pochi, rispetto ai più noti concorrenti: fra 465 e 800mila. Una fetta piccola che tuttavia raccoglie chi, alle regole di Facebook e Twitter – che nelle ultime ore hanno chiuso altri account fasulli – proprio non intende piegarsi. Lo aveva spiegato chiaramente, due anni fa, il fondatore Andrew Torba, secondo il quale “le grandi piattaforme non si limitano a veicolare contenuti ma finiscono con il definire ‘cos’è una notizia o cosa significa molestia'”. Peccato che il controllo, già difficile sui più celebri siti, sia pressoché assente da Gab, dove circola di tutto. Compresi i messaggi antisemiti diffusi da Bowers prima della strage.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Mario Calabresi
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