Governo, il Pd si spacca: Appello di Franceschini: “Momento difficile, tutti uniti intorno al segretario”


Le onde lunghe della crisi di governo scuotono il Pd. Il partito, infatti, si divide su tempi e modi della soluzione, fra chi vuole andare al voto subito e chi invece cerca accordi con i grillini per un governo Conte bis che allungi i tempi ed eviti il ritorno rapido alle urne. A partire da un accordo sul taglio dei parlamentari e con la motivzione che non si può fare aumentare l’Iva.

Una tesi caldeggiata da Matteo Renzi, che controlla ancora i gruppi parlamentari dem e rilanciata oggi con un’intervista. Dario Franceschini, però, vedi i rischi di una spaccatura, di un Pd del segretario e di un Pd renziano. E  di buon mattino cerca di sedare la rissa interna al partito. “Dopo l’intervista di Matteo Renzi invito tutti nel Pd a discutere senza rancori e senza rinfacciarci i cambi di linea. Io lo farò. Anche perché in un passaggio così difficile e rischioso, qualsiasi scelta potrà essere fatta solo da un Pd unito e con la guida del segretario”. Dunque da un lato l’invito a non deligittimare Zingaretti, dall’altro un’apertura a ragionare intorno alle nuove aperture renziane al M5S

Franceschini, che appartiene all’aria che sostiene Zingaretti, il 22 luglio aveva proposto di aprire ai grillini, ma era stato sonoramente bocciato dallo stesso Renzi che aveva annunciato la sua uscita dal partito in caso di dialogo. Anche Carlo Calenda si era schierato contro. E sembra non avere cambiato idea. “Governo tecnico per qualche mese, votato dal Pd, M5S e Forza Italia, per fare cosa? La manovra più dura degli ultimi anni. Prendere qualche mese per fare un partito? Bisogna fermare Salvini ora e farlo insieme, mobilitando il paese. È il momento del coraggio non dei tatticismi”, dice. E intervistato da Radio Capital spiega: “E’ folle quello che tratteggia Renzi,
è un tentativo di prendere qualche mese in più, nel frattempo levare le castagne dal fuoco con un governo tecnico che dovrebbe fare una manovra lacrime e sangue, votandola assieme al Movimento 5 Stelle e a Forza Italia per avere infine Salvini al 60%”.

Secodo l’ex ministro, “c’è una grande battaglia da combattere, va costruito un fronte largo e andare al voto senza paura, perchè altrimenti oltre al rischio di perdere le elezioni c’è la certezza di perdere l’onore. Sarebbe oltretutto un favore a Matteo Salvini, il quale non aspetta altro che fare sei mesi di campagna elettorale dando addosso a un governo tecnico sostenuto da Pd e M5S. Noi a quel punto non avremmo la possibilità di essere credibili con gli elettori. Non possiamo fare accordicchi o scorciatoie”i.

Renzi invece sembra proprio avere cambiato idea. Perchè, dicono i retroscenisti, vuole evitare ad ogni costo che Zingaretti vada al voto e cancelli la sua presenza nei gruppi parlamentari. O perché vuole prendere tempo per organizzare la scissione e andare alle urne con il suo partito. Lo stato del dibattito nel partito è comunque sintetizzato molto ben da un botta e risposta fra Luigi Marattin e Pierluigi Castagnetti.  “A troppi non è chiaro – o fanno finta che non sia chiaro – cosa significhi aumentare di 23 miliardi le imposte sui consumi in un anno di (se va bene) stagnazione dei redditi e in un paese debilitato da 14 mesi di cialtronate. No aumento Iva e poi immediatamente al voto”. twitta il renziano Marattin.  “No caro Luigi, la manovra – sostiene Castagnetti, uno dei padri nobili del Pd –  la debbono fare loro e non altri mentre loro stanno a godersela in campagna elettorale. Se non vogliono farla prima del voto gli italiani sapranno chi ringraziare”.


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Carlo Verdelli
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