Huawe, Weng Wanzhou: la donna più potente della tecnologia cinese candidata a succedere al padre fondatore


PECHINO – Nel mondo della tecnologia cinese non c’è donna più potente di lei. Né azienda più strategica di quella che suo papà ha fondato. Ecco perché l’arresto in Canada di Meng Wanzhou, Sabrina per noi occidentali, è destinato a scatenare una crisi diplomatica tra Pechino e Washington, che ne chiede l’estradizione negli Usa accusandola di aver violato l’embargo nei confronti dell’Iran.

Pur portando il cognome della madre Meng, 41 anni e una vita privata riservatissima, è la figlia di Ren Zhengfei, 73 anni, l’uomo che ha creato il colosso delle telecomunicazioni Huawei, di cui lei è direttrice finanziaria e vice presidente. Non solo: molti la indicano come la più credibile candidata alla successione al padre al vertice dell’azienda, che a questo punto rischia di essere travolta da un vero e proprio terremoto.

La crisi diplomatica proprio nel momento in cui Stati Uniti e Cina hanno stabilito una tregua nella escalation di dazi, dandosi tre mesi per trovare un accordo che a questo punto rischia di complicarsi.
 

rep

Fondata a Shenzhen nel 1987, Huawei è il simbolo di quello a cui la Cina aspira: un produttore che nel corso degli anni è riuscito a saltare dal low cost alla frontiera dell’innovazione, e oggi è leader globale nello sviluppo del 5G, la nuova rete di telefonia mobile. Per questo, è anche il simbolo di ciò che gli Stati Uniti temono: che Pechino possa fare un grande balzo in avanti e sfidare il loro primato hi-tech. Così Huawei è stata bandita dall’America (e poi anche dagli alleati Australia e Nuova Zelanda) per questioni di sicurezza nazionale, sulla base del sospetto che i suoi dispositivi possano essere usati dal governo cinese per attacchi hacker o furto di dati.
 
La prova che questo sia accaduto non esiste, non c’è pistola fumante. Ma uno degli elementi spesso citati come prova è l’oscura struttura societaria di Huawei. Il fondatore Ren Zhengfei infatti, che ne conserva il controllo, è un ex ingegnere dell’Esercito popolare di liberazione. Nel corso degli anni l’azienda si è dotata di una leadership “collettiva”, che prevede una rotazione delle figure apicali.

Lo scorso marzo ha varato una complessa ristrutturazione del sistema, in cui Ren ha lasciato il ruolo di vicepresidente per assumere quello di Ceo, mentre la figlia Meng ha sommato la carica di vicepresidente a quella di direttore finanziario. Un riassetto che gli analisti hanno avuto non poche difficoltà a interpretare, ma che alcuni hanno letto come una preparazione della successione a Ren. Con Meng, laureata alla Huazhong University of Science and Technology ed entrata in Huawei nel 1993, tra i principali candidati alla leadership, se non formale almeno di fatto.
 
Non un bersaglio qualunque insomma. Negli ultimi anni Meng ha lavorato dietro le quinte per razionalizzare la struttura finanziaria di Huawei. Si tratterebbe di una delle prime donne alla guida di un colosso tecnologico cinese e di una delle imprese strategiche per il regime, per quanto privata. Già ad aprile il Wall Street Journal aveva scritto di una indagine dei magistrati di New York sulla società, sospettata di aver fornito all’Iran dei dispositivi violando l’embargo internazionale.

L’accusa ricalca in tutto e per tutto quella rivolta alla ‘sorellina’ più piccola di Huawei, l’altro produttore cinese di apparecchi per le telecomunicazioni Zte. La scorsa primavera la Casa Bianca aveva vietato alle aziende americane di rifornirla con i loro prodotti, in particolare microchip, una vera e propria condanna a morte. Che però Donald Trump qualche settimana dopo aveva convertito in maxi multa, come gesto di amicizia nei confronti di Xi Jinping. Un bando simile nei confronti di Huawei metterebbe l’azienda in ginocchio.
 


Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


LINK UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/esteri/rss2.0.xml