I Lord britannici: “Giovani sfavoriti, ora togliete i benefit agli anziani”


LONDRA –  Il Regno Unito è un Paese per vecchi e gli squilibri a sfavore dei giovani “vanno risolti al più presto per non rompere il legame tra generazioni”. A dirlo non sono ribelli teenager, ma proprio i vecchi “parrucconi” dei Lord. La commissione sulla Giustizia intergenerazionale della Camera alta britannica, infatti, ha pubblicato giovedì un report molto interessante, secondo cui ci sarebbero oltremanica troppe norme “obsolete” che favoriscono gli anziani a scapito dei più giovani.
 
Varie le misure tradizionali ora sotto accusa in favore degli over 60. Innanzitutto, gli scatti pensionistici, cioè la norme del cosiddetto “triple lock”, che riallineano le pensioni minime e di base all’inflazione su base nazionale, alla crescita dei salari o comunque al 2,5 per cento ogni anno. Poi c’è l’annosa questione del canone tv: in Regno Unito gli over 75 sono dispensati dal pagare le circa 150 sterline all’anno previste. Terzo: gli abbonamenti gratis per bus e metropolitane e gli sgravi sui combustibili per i mesi invernali, anche queste norme ad personam, stavolta per gli over 65.
 
Secondo la commissione dei Lord (composta da esponenti di tutti i partiti), queste discrepanze non si adattano più alla società di oggi, in cui l’aspettativa di vita sarà sempre più alta (quota cento anni non è più un miraggio del resto), le disuguaglianze crescono e, anche a causa della gig economy (cioè dell’economia basata su contratti spesso a tempo e ultraflessibili) spesso i giovani sono svantaggiati da uno stipendio inferiore, da un posto di lavoro più precario e da un potere d’acquisto sempre più debole.
 
La conseguenza principale di questa spirale apparentemente inarrestabile è che i salari e la ricchezza dei più anziani crescono sempre di più se comparati ai valori dei più giovani: secondo l’istituto di statistica nazionale britannico Ons, dai 65 anni in poi si guadagna con gli sgravi fiscali dalle cinquemila alle quasi quindicimila sterline all’anno, mentre in questo senso il sistema di tassazione sfavorisce chi è ancora in età lavorativa. Non solo: tra i molti dati negativi, in Regno Unito i giovani hanno il cinquanta per cento di possibilità in meno di acquistare una casa rispetto ai propri genitori.
 
Per questo, i Lord hanno proposto una serie di soluzioni per affrontare un problema sempre più grave. Innanzitutto, un limite ai benefit per i vecchi britannici: forti limitazioni ad abbonamenti ai mezzi pubblici gratis e sgravi sui combustibili almeno per i primi cinque anni dall’inizio della pensione; riforma delle quote del canone tv basate sul reddito e non sull’età; riforma del sistema pensionistico, per quanto riguarda l’età di pensionamento ma anche del controverso sistema “triple lock”. E poi maggiori risorse destinate alla formazione dei giovani che non vanno all’università, alla preservazione dei diritti dei lavoratori precari under 30 e riforma dei criteri di assegnazione delle case popolari in modo da renderli meno “geronto-centrici”.
 
Secondo le associazioni dei pensionati, soltanto riformando il “triple lock” si rischierebbe di far scivolare in povertà circa 600mila anziani. Per i Lord, invece, si tratta di riforme necessarie perché l’armonia intergenerazionale è cresciuta a causa della crisi del 2008, dell’aspettativa di vita sempre più alta e di politiche governative poco lungimiranti. Ma qui veniamo al punto cruciale: la politica è pronta a un passo del genere, scontentando così una buona fetta del proprio elettorato, perché gli anziani non solo sono quelli che votano di più ma sono anche la stragrande maggioranza tra gli iscritti dei partiti? Sinora, questo non è successo.

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