I monopattini elettrici non sono così ‘amici dell’ambiente’



Ecocompatibili, ecologici, zero emissioni: sono alcune tra le definizioni più utilizzate per descrivere i monopattini elettrici (ad esempio per pubblicizzare i Bird diffusi in varie città, da Los Angeles a Rimini), ma che non risultano poi essere vere al 100%. Questo perché il fatto che i monopattini alimentati a batteria abbiano sostituito del tutto il gas del tubo di scappamento con la batteria non vuol dire che siano del tutto ‘amici dell’ambiente’.

Lo sostiene uno studio dell’Università della Carolina del Nord (Usa) basato sul ”ciclo di vita” del monopattino, perché – spiegano i ricercatori – l’impatto sull’ambiente del mezzo dipende in realtà da come e con quali materiali è stato prodotto, da quali mezzi di locomozione va a sostituire e dalla sua durata. La ricerca, pubblicata su Environmental Research Letters, ha calcolato quindi le emissioni legate a produzione, trasporto, ricarica delle batterie, raccolta e smaltimento del monopattino, così da fornire un quadro il più completo possibile sul potenziale ecologico del mezzo di trasporto che sta prendendo piede in Europa e Usa come nuova promessa della sharing mobility.

Il problema dei mopattini in condivisione, fanno notare gli autori dello studio, è legato all’impatto generato da tutto ciò che riguarda le due ruote elettriche, soprattutto per quanto riguarda i sistemi cosiddetti dockless, ovvero che non prevedono la riconsegna a una torretta di ricarica e che di volta in volta devono essere alimentati da operatori in movimento.

Sotto accusa sono soprattutto i materiali che compongono i monopattini: dalle batterie al litio alle componenti in alluminio, la gran parte dei veicoli in commercio sono composti da elementi prodotti in Cina, che poi li distribuisce nel resto del mondo. Alla produzione industriale, quindi, sono da aggiungere il trasporto dei mezzi, le continue ricariche e la ridistribuzione periodica sul territorio, come parte del servizio di scooter sharing senza postazione di ricarica. Per gli studiosi, questi elementi presi nel loro insieme pesano sull’impiego dei monopattini elettrici ridimensionando la loro riduzione dei consumi. In conclusione, l’e-scooter è risultato inquinare meno di un’auto elettrica ma più di un autobus diesel in una zona trafficata.

“La bicicletta, anche quella elettrica, è quasi sempre più rispettosa dell’ambiente rispetto all’utilizzo di uno e-scooter condiviso, che ha bisogno di auto e camion per essere prelevato e riportato in servizio”, ha spiegato il professor Jeremiah Johnson coordinatore dello studio. Inoltre, stando alla ricerca, solo un terzo degli spostamenti in scooter ne rimpiazza uno in automobile. Il sondaggio condotto dagli studiosi dimostra che a fronte del 34% di persone che avrebbero utilizzato un’auto, il 49% sarebbe andato a piedi, l’11% avrebbe preso un autobus e, infine, il 7% avrebbe rinunciato al viaggio. Insomma, l’impatto sull’ambiente dei monopattibi elettrici sarebbe più positivo se servisse soprattutto a ridurre la quantità di automobili, non di pedoni.

Nei Paesi come gli Stati Uniti che producono circa il 63% della propria energia da combustibili fossili il problema non è legato solo alla ricarica dei mezzi. Lo studio evidenzia che i consumi sono resi più importanti dal materiale utilizzato per la produzione dei veicoli – prevalentemente alluminio – e dal consumo degli operatori incaricati di ricaricare gli scooter ogni giorno. Ma lo studio suggerisce anche alcuni spunti per ridurre ulteriormente le emissioni degli e-scooter: ad esempio l’uso di veicoli elettrici per la raccolta dei monopattini, la riduzione della distanza tra i punti di raccolta e le isole per la riconsegna, e di raccogliere solo i veicoli con la batteria scarica. Oltre all’aumento della percentuale di materiali riciclati, in particolare l’alluminio, per la produzione dei mezzi.


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