Il batterio della peste trovato in un corpo di 5.000 anni fa


DA EVITARE come la peste. È solo uno dei modi di dire sulla peste che ancora popolano il nostro parlato. Nel nostro immaginario continua ad essere la malattia più contagiosa di tutte. Quello che sapevamo sulla sua origine, però, sembra essere sbagliato. Una nuova scoperta ha portato la data di nascita della peste in un periodo ben precedente rispetto a quello che si era sempre creduto fino ad ora. Dagli scavi realizzati in un sito di sepoltura in Svezia, i ricercatori dell’università di Aix-Marseille hanno rinvenuto i resti di una giovane donna morta 5000 anni fa a causa della varietà del batterio di Yersinia Pestis più antica mai vista fino ad ora.

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•LE ORIGINI DELLA PESTE
Fino ad oggi si riteneva che la peste si fosse cominciata a diffondere come malattia mortale verso gli inizi dell’Età del Bronzo. Questa scoperta, invece, indica che il batterio potrebbe aver cominciato a decimare le popolazioni europee del Neolitico già prima che fosse introdotta con le massicce migrazioni provenienti dalle steppe eurasiatiche, che hanno soppiantato la cultura e gli insediamenti alla fine del Neolitico. Spesso si tende a pensare che alcune malattie siano sempre esistite. Questo non è vero, ogni malattia si evolve a partire da un organismo innocuo, o quasi, fino a diventa letale per l’uomo.

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•IL DECLINO DEL NEOLITICO
Tra i 5.000 e i 6.000 anni fa numerose comunità del Neolitico nell’Eurasia occidentale sono andate incontro a un declino. Grazie alla diffusione delle tecniche di coltivazione numerose comunità avevano cominciato a stabilirsi in mega villaggi temporanei che potevano ospitare fino a 20.000 persone. Dopo qualche tempo il villaggio veniva abbandonato e bruciato per essere poi ricostruiti e abitati nuovamente dopo circa 150 anni. Ma intorno ai 5.400 anni fa, i mega villaggi smettono di essere ricostruiti. Per gli studiosi questo è una delle prove di una crisi della popolazione. Tra le cause del declino, oltre a un eccessivo sfruttamento delle risorse ambientali o all’invasione di popolazioni esterne. Un ulteriore elemento potrebbe essere la diffusione di una malattia generata dalle scarse condizioni igieniche dei mega villaggi.

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•IL SITO DI SEPOLTURA
Dalle analisi dei resti recuperati nel sito di sepoltura a Fralsergarden situato nella Svezia occidentale, i ricercatori hanno trovato i segni di un’epidemia della variante più antica di Yersinia pestis, il batterio della peste. È la versione più antica trovata fino ad ora e secondo i ricercatori, potrebbe essersi separato dalla versione più ancestrale, dal punto di vista evolutivo, circa 5.700 anni fa. Questa scoperta potrebbe fornire moltissime informazioni sull’origine della malattia.
“Spesso pensiamo che questi superpatogeni siano sempre esistiti, ma non è così”, commenta Simon Rasmussen dell’Università di Copenaghen e dell’Università Tecnica della Danimarca, uno degli autori dello studio. “La peste si è evoluta da un organismo relativamente innocuo e, più di recente, la stessa cosa è avvenuta con il vaiolo, la malaria, il virus Ebola e Zika. Per questo motivo – prosegue – penso sia molto interessante cercare di capire come si passa da qualcosa di innocuo a qualcosa di estremamente virulento”.
 


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Mario Calabresi
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