No a padre e madre sui documenti. Anche Anci e i 5S bocciano Salvini. Appendino: “Sarebbe passo indietro”


Una raffica di no alla proposta di Matteo Salvini di sostituire con “padre” e “madre” l’espressione “genitori” sulla carta d’identità elettronica per i figli minorenni. Ieri era arrivato il parere negativo del Garante della privacy seguito dalla dichiarazione di Salvini, il classico “andiamo avanti”. Oggi sono i sindaci a prendere posizione.

“Credo che l’uso del termine genitore su alcuni moduli non sminuisca il ruolo di nessuno”, dice il presidente dell’Anci, Antonio Decaro. “Sono i bambini a non dover essere discriminati. La parola ‘genitore’ serve a evitare di escludere a priori le nuove famiglie che pure ci sono già nella società italiana”.

Netta anche la sindaca di Torino, la 5Stelle Chiara Appendino, che è sempre stata in prima linea nel riconoscimento delle famiglie Arcobaleno: “Noi rimaniamo dell’idea che sia giusto il passo in avanti che si è fatto e che la posizione di Salvini sia un passo indietro – ha detto la prima cittadina – noi continueremo per la nostra strada e non faremo marcia indietro”.

Ma d’altra parte anche su questo tema affiora una spaccatura all’interno del governo tra i due alleati sempre più inquieti, Lega e Cinquestelle. Perché il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, rivendica la scelta del leader Salvini: “Bravo, Matteo! Sulle cose giuste si va avanti!”, mentre il sottosegretario alla Famiglia Vincenzo Zoccano, M5S, dice: “Il tema del genitore 1 – genitore 2 non sta nel contratto di questo governo, quindi noi ragioniamo nei termini della legge vigente. A mio modesto parere occorre stare nelle norme vigenti perché non ci abbiamo ancora messo le mani”.

Anche dal territorio i leghisti si sono mobilitati a sostegno della battaglia di Salvini: “La Lega con coerenza ribadisce che i figli nascono da un padre e da una madre”, ha detto il capogruppo in consiglio comunale milanese, Alessandro Morelli, parlando della decisione del sindaco, Beppe Sala, di discutere in aula della trascrizione all’anagrafe cittadina dei bambini figli di due padri. Mentre il segretario leghista in Puglia, Andrea Caroppo, attacca Decaro: “Non si usa un organo di rappresentanza per battaglie ideologiche e di parte”.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, se la prende con il Garante per la privacy Antonello Soro: “Avvertitelo – ha detto Meloni – che
privacy o non privacy a occhio si vede chi dei due è il padre e chi la madre e la nostra legge non permette adozioni gay. Basta idiozie”.

 


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Mario Calabresi
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