Parker Solar Probe, la più veloce di sempre. Sfiora il Sole a 100 km al secondo


Ha appena sfiorato il Sole, schizzando a tutta velocità tra le fiamme della corona, dove la temperatura supera i due milioni di gradi. E ha ‘telefonato’ a Terra per dire che va tutto bene. La sonda della Nasa Parker Solar Probe, col suo primo passaggio attorno alla nostra stella, ha infranto due record in una volta sola. È l’oggetto più veloce mai costruito dall’uomo, ha superato infatti i 340.000 chilometri all’ora (da Bologna si arriverebbe a Firenze in un secondo) e anche quello che si è avvicinato di più al Sole, arrivando a meno di 24 milioni di chilometri dalla sua superficie.

Primati che, se tutto andrà come ci si aspetta, saranno polverizzati ancora durante la missione, fino al passaggio estremo del 2025. Finora, la sonda più ‘temeraria’ era stata Helios, della Nasa, lanciata nel 1976, che si avvicinò fino a 42,73 milioni di chilometri di distanza. Mentre il record di velocità apparteneva a Juno, che orbita ancora attorno a Giove e sfrutta l’immensa gravità del gigante gassoso per sfrecciare da polo a polo, il suo tachimetro si è fermato a circa 240.000 chilometri allora.

Parker Solar Probe, la più veloce di sempre. Sfiora il Sole a 100 km al secondo

La missione

Lanciata il 12 agosto 2018, Parker Solar Probe si è subito tuffata nell’inferno della corona solare, il suo principale obiettivo di studio. Gli strumenti erano già tutti accesi per analizzare quello che avviene in una regione ancora misteriosa. Nella corona infatti la temperatura supera di diverse centinaia di volte quella della fotosfera (la superficie del Sole) e il perché avvenga sarà uno dei misteri che Parker dovrà aiutare a risolvere.
Per questo, la sonda dispone di uno scudo termico per proteggere i suoi strumenti mentre attraversa questa zona di calore intenso. Ma non così violento come si possa pensare. Due milioni di gradi scioglierebbero qualsiasi materiale, la corona solare però è molto rarefatta, per questo, al suo primo passaggio, le protezioni si sono riscaldate fino ad “appena” 437°. Per rendere l’idea, se si infila per qualche secondo la mano in un forno riscaldato a oltre 200 gradi non ci si ustiona. Diverso è fare la stessa cosa in una pentola di acqua bollente (100°) perché l’acqua è molto più densa dell’aria.

Parker Solar Probe ci aiuterà, inoltre, a capire le dinamiche del vento solare e dell’energia che può esplodere, letteralmente, dalla nostra stella e avere conseguenze anche gravi per noi che viviamo a 150 milioni di chilometri. I suoi dati ci permetteranno di fare previsioni sul “meteo spaziale”, preziose perché brillamenti ed eruzioni possono danneggiare in maniera seria i satelliti in orbita ormai indispensabili per la vita di tutti noi, così come minacciare gli astronauti nello spazio.

24 passaggi da brivido

Questo primo “flyby”, insomma, era solo un assaggio. Alle 22.46 del 7 novembre Parker ha inviato aggiornamenti sul suo status: “A”, significa che tutto il sistema funziona alla perfezione. Il passaggio è iniziato il 31 ottobre e gli strumenti della sonda raccoglieranno dati fino all’11 novembre, quando si volterà verso la Terra per spedire tutto quando. In sette anni saranno in tutto 24 i passaggi ravvicinati, sempre più vicino alla stella.
L’ultimo avverrà nel 2025, quando si spingerà fino a 6,1 milioni di chilometri di distanza, cinque volte più vicina di qualsiasi altro oggetto costruito dall’uomo (il Solar orbiter dell’Esa, che decollerà nel 2020, arriverà a circa 31,5 milioni di km), sfrecciando all’incredibile velocità di quasi 700.000 chilometri all’ora (192 al secondo). A quel punto le sue protezioni saranno davvero messe alla prova perché si riscalderanno fino a oltre 1.300 gradi centigradi.
 


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Mario Calabresi
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