Pd, il ritiro di Minniti. Delrio: “Difendiamo l’unità”. Il sindaco Ricci: “No alla scissione”


ROMA – “Il mio è un gesto d’amore verso il partito”. Marco Minniti, in un’intervista di Claudio Tito su Repubblica, spiega così il ritiro della sua candidatura alla segreteria del Pd: “Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. Ho però constatato che tutto questo, con così tanti candidati, potrebbe non accadere”.

L’ex ministro, in corsa per tre settimane soltanto, ricorda che la sua candidatura è nata per “unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista”. Obiettivo, aggiunge, decisamente arduo: “Si è appalesato il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento. E allora arrivare così al congresso dopo uno anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle europee, sarebbe un disastro”.

Sullo sfondo della rinuncia, però, lo spettro di una scissione. Quella di Matteo Renzi. Minniti afferma di non aver sentito l’ex premier avvertendo che la scissione  “sarebbe un regalo ai nazionalpopulisti”. Ma è proprio la doppia novità – il ritiro ufficiale di Minniti e l’ipotesi di un’uscita accelerata di Renzi – a scuotere profondamente il Pd.

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Matteo Ricci, il sindaco di Pesaro che ha sostenuto Minniti, si muove subito per scongiurare l’ennesimo “divorzio”. E lancia su Twitter l’hashtag #iostonelPD: “I sindaci vogliono un partito unito, aperto e riformista. No a nuovi partiti e a scissioni. 550 primi cittadini avevano chiesto l’impegno di #minniti per questo. I sindaci sono l’energia locale del pdnetwork e vogliono unità”.

Il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, il renziano schierato con Maurizio Martina, invoca a sua volta unità: “Chiunque si candida per arricchire il dibattito del Pd, bene. Chi divide non fa un buon servizio, né al Paese, né all’opposizione. Abbiamo tanti militanti, tanti amministratori, tante persone che ci chiedono più unità. Abbiamo fatto Piazza del Popolo e vogliono più unità. E noi continueremo a difendere questa unità”.

Stefano Ceccanti, denunciando la crisi del partito e contestando le piattaforme dei “candidati residui alla segreteria”, chiede invece di trovare al più presto un nuovo candidato che sia davvero riformista “e renda sul serio i profili di contenuto che abbiamo elaborato, tra gli altri, nelle recenti Tesi di Libertà Eguale”.  

Interviene sulla crisi dem anche il leader leghista Matteo Salvini: “Spiace che non ci sia un’opposizione in Parlamento. A casa del  Pd ogni giorno ne succede una. Spiace per il Pd e per gli italiani che in una sinistra seria credevano e magari ci credono ancora, spero escano presto da questo buio”.
 


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Mario Calabresi
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