Russia, cosa sappiamo sull’incidente nel mar Bianco


Sono stati sepolti come “eroi nazionali” postumi i cinque esperti nucleari russi morti durante la misteriosa esplosione nel Mar Bianco, mentre le autorità continuano a centellinare le notizie su che cosa sia veramente accaduto l’8 agosto scorso.

Dopo l’esplosione nella regione nordoccidentale di Arkhangelsk, nella vicina città Severodvinsk si era registrato un picco di radiazioni per quaranta minuti, comunque entro i limiti di sicurezza. E il ministero della Difesa aveva fatto sapere che era esploso il “motore di un missile a combustibile liquido”.

Solo il 10 agosto, l’agenzia statale russa per l’energia nucleare Rosatom aveva ammesso che erano morti cinque suoi impiegati e che altri tre erano rimasti feriti durante la “manutenzione di una fonte isotopica di energia per un motore a combustibile liquido” e aveva aggiunto che l’incidente sarebbe avvenuto su una piattaforma offshore nei pressi del Circolo Polare Artico. Probabile allusione a un Rtg, un generatore termoelettrico a radioisotopi usato su satelliti o moduli spaziali. 

L’11 agosto, infine, l’Istituto panrusso di Fisica sperimentale di Sarov, a 400 chilometri a Est di Mosca, ha fatto sapere in un video che i morti e i feriti nell’esplosione erano “l’élite” del centro. Stando a Vjaceslav Solovjov, scienziato responsabile di Sarov, i ricercatori “stavano conducendo ricerche e una delle direzioni su cui lavoravano era la creazione di piccole fonti di energia con l’utilizzo di materiali radioattivi”. Da anni si lavora a “minireattori nucleari della potenza di alcuni kilowatt”, ha aggiunto menzionando ad esempio il progetto statunitense Kilopower della Nasa che mira a produrre reattori nucleari da usare nell’esplorazione spaziale.

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Già nei giorni scorsi Jeffrey Lewis del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione, si era spinto a ipotizzare che l’incidente avrebbe riguardato un 9M730 “Burevestnik” (o Ssc-X9 “Skyfall” nella terminologia Nato), missile a propulsione nucleare di cui aveva parlato il presidente russo Vladimir Putin lo scorso anno. Non a caso, secondo i media locali, la nave rompighiaccio Serebrjanka sarebbe stata dispiegata nell’area per recuperare il missile dopo il test fallito. 

Si resta tuttavia nel campo delle congetture, ha commentato Leonid Bershidskij. Ma sebbene “quel che è accaduto ad Arkhangelsk non è una seconda Chernobyl”, sostiene l’analista russo, “le autorità avrebbero dovuto fornire spiegazioni chiare”. Altrimenti “è irragionevole aspettarsi che la gente creda a un governo che tiene le sue carte così coperte, e non per la prima volta”.


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Carlo Verdelli
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