Vittoria ultima tappa siciliana di Salvini. Il flash mob: “Il dolore non è propaganda”


VITTORIA (Ragusa) – L’ultima tappa siciliana di Matteo Salvini è a Vittoria, dove a metà luglio i cuginetti Simone e Alessio furono falciati da un suv. Il ministro dell’Interno è arrivato nel municipio della città ragusana per un incontro con il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza, i tre commissari che amministrano il Comune, Filippo Dispensa, Gaetano D’Erba e Giovanna Termini. Ci sono anche i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il giornalista Paolo Borrometi.

Un’abitante di Vittoria, Evelin Zarba, ha esposto sulle transenne collocate davanti al municipio quattro cartelli per contestare Salvini. Flash mob silenzioso di protesta di un centinaio di persone, tutte vestite di bianco, in silenzio, che protestano contro il vicepremier con un cartello con su scritto: “Il dolore non è propaganda”. In prima fila Andrea Gentile del “comitato di accoglienza di Salvini”.

“Per noi – dice all’Adnkronos – non si fa propaganda sul dolore di due genitori, non si fa sciacallaggio mentre ci sono 150 persone ancora in mare. Non è consentito sentite dire che lei vuole prender i “pieni poteri” come Mussolini”. Il riferimento è alla visita di Salvini ai genitori dei due bimbi morti falciati sotto casa da un suv a Vittoria. All’uscita dal Palazzo di città i manifestanti hanno insultato il leader della Lega urlando “sciacallo”, come era già avvenuto ieri a Catania.

Infatti finita la visita istituzionale, il capo del Viminale ha incontrato nella casa della famiglia dove è avvenuto l’incidente, i genitori dei cuginetti Antonio e Alessio D’Antonio. I due bambini furono uccisi dall’auto guidata da Rosario Greco. Salvini è sembrato provato dopo l’incontro con la famiglia. “Ho consegnato ai genitori una medaglietta della madonna di Medjugorje e il mio impegno”, ha detto il ministro. Ha utilizzato parole dure contro Greco. “L’incidente ci sta ma non così, non che sei seduto e c’è un tossicaccio maledetto ubriaco che va a 160 allora. Mi fa schifo questa gente, ringrazio, invece, Paolo Borrometi e chi sta in trincea”. L’attenzione la punta soprattutto sull’omertà: “Qui c’è una connivenza, una paura che non ho trovato in altre zone. Qui è bestiale, bisogna dar coraggio a chi rispetta le regole. Ringrazio quella piccola parte di società civile che si fa sentire”.
 


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