Zerbo, il sindaco lascia, e i cittadini tappezzano il paese di cartelli: “Ricandidati per noi”


“Antonio ricandidati per noi”. “Antonio rimani per Zerbo”. Antonio Petrali, 57 anni, commercialista, è davvero un sindaco amato, a giudicare dai cartelli con cui i suoi 429 concittadini hanno tappezzato il comune invitandolo a ripresentarsi alle prossime amministrative. Zerbo è un paesino sulle rive del Po, al confine con il Lodigiano, uno dei 126 Comuni che andranno al voto in provincia di Pavia. Ancora oggi è ricordato per aver ospitato nell’estate del 1972 trentamila giovani accorsi per il Re Nudo Pop Festival, primo e unico free festival in Italia organizzato dall’omonima rivista “alternativa” e di “controcultura” che segnò il costume e la storia giovanile italiana.

Davanti al municipio sono esposti decine di cartelli appesi a una cordicella da residenti di ogni età, donne e uomini, che, alla spicciolata, arrivano nei pressi della sede del Comune e lasciano la loro testimonianza di stima al sindaco: un appello, una dedica, un invito a restare.

Un cartello, in particolare, recita: “Torno a casa senza voce, mi domando perché, il motivo è sempre perché. Antonio noi vogliamo te”. Il perché della non ricandidatura, Petrali, non lo nasconde. “I motivi sono molti – racconta a Repubblica – ma ce n’è uno in particolare. Sul nostro territorio sorge, proprio lungo la statale, una antica dependence del castello. Erano le stalle. Ebbene, l’edificio è pericolante“.

“Ho interpellato tutti i ministeri, fatto il giro di tutte le istituzioni per racimolare i soldi necessari alla ristrutturazione. Ma nessuno mi ha dato un euro. Allora ho chiesto di abbatterlo, ma siccome è vincolato, me lo hanno impedito. In compenso, se crolla e ammazza qualcuno, l’avviso di garanzia per omicidio colposo arriva a me. E io in famiglia ne ho avuto abbastanza di uno di processo per omicidio colposo”.

Zerbo, il sindaco lascia, e i cittadini tappezzano il paese di cartelli: "Ricandidati per noi"

Il riferimento è alla tragica vicenda che ha visto protagonista il padre Giovanni che nel maggio del 2003 (aveva 75 anni), inseguì e uccise un malvivente durante una rapina nella sua tabaccheria. Il processo durò otto anni, si concluse nel 2011 con una sentenza di assoluzione: il caso fu strumentalizzato dall’allora europarlamentare e capogruppo comunale milanese della Lega Nord, Matteo Salvini, che decise di sfruttare la notorietà del caso per candidare Antonio alle comunali di Milano nelle liste della Lega.

“Sì, è vero – ricorda Petralia – fu strumentalizzata da Salvini il nostro dramma famigliare. Mi candidò due volte ma io non feci nessuna campagna elettorale. Del resto non ho problemi a dire, oggi, che non mi interesso di politica, mi fanno tutti c…are. Una volta ci credevo, poi ho visto che sono tutti uguali. Non a caso a Zerbo sono stato eletto a capo di una lista civica”.

Ma i motivi che lo hanno demotivato a ricandidarsi a primo cittadino di Zerbo sono anche altri. “Il mio comune – spiega – ha un budget di 200 mila euro. Zero dipendenti, per cui da 5 anni svolgo io ogni mansione burocratica. Qualche giorno alla settimana arriva un dipendente dai comuni vicini in convenzione ad aiutarci. Con i soldi che ho a bilancio, ho rifatto praticamente tutto il paesino. A mio parere comuni di questo tipo non hanno più senso di esistere. Per questo, tocca ora a qualcun altro occuparsene”.

Zerbo, il sindaco lascia, e i cittadini tappezzano il paese di cartelli: "Ricandidati per noi"

“Ho curato il mio paese come se fosse casa mia. Le aiuole sono diventate roseti, la gente la sento come se fosse un familiare, ho illuminato strade che erano buie, ho acquisito al demanio strade private per curarle, ho ascoltato con attenzione le esigenze della mia gente”.

In fondo, conclude Petrali, la stima dei suoi concittadini è dovuta a un “motivo semplice: a quello che dovrebbe fare ogni sindaco del mondo”.

 


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